Continuano le adesioni al Manifesto sui diritti delle donne con disabilità

Sono entrambe molto importanti e significative le due nuove adesioni al Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, la prima delle quali proviene dall’Associazione Differenza Donna, organizzazione non governativa impegnata da decenni nel contrasto alla violenza di genere, anche gestendo diversi Centri Antiviolenza.
Se questo, però, è una caratteristica che la accomuna a molte altre Associazioni aventi lo stesso obiettivo, ciò che invece la rende certamente rara, nel panorama italiano, è l’impegno nel contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità. Né si tratta di una semplice adesione ideale, dal momento che nel corso degli anni Differenza Donna ha ascoltato, supportato e accolto numerose donne con diverse disabilità vittime di violenza, promuovendo anche un progetto specifico sul tema, i risultati del quale sono stati esposti in occasione del convegno intitolato Ferite dimenticate: prospettive di genere sulla violenza sociale, tenutosi nel giugno del 2016 [se ne legga ampiamente anche nel nostro giornale, N.d.R.]. Ha inoltre inserito nei propri percorsi di formazione appositi moduli che trattano delle particolari forme di violenza che riguardano le donne con disabilità, oltre ad intervenire nei tavoli di lavoro sulla violenza di genere, sottoponendo la questione – per lo più ignorata – della disabilità. È impegnata, infine, nel contrasto della sterilizzazione forzata, fenomeno che purtroppo riguarda ancora molte persone con disabilità, anche in Europa.
Per tutti questi motivi, dunque, non può certamente considerarsi un fulmine a ciel sereno la decisione di tale Associazione di aderire al Manifesto, ma è semmai la prosecuzione di un percorso ben avviato, al quale possiamo guardare come esempio di buona prassi nel contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità.

Per la seconda adesione che qui segnaliamo, facciamo riferimento al bel progetto realizzato recentemente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza da un gruppo di donne delle organizzazioni EducAid e DPI Italia (disabile Peopoles’ International), componenti della RIDS (Rete Italiana per la Disabilità e Sviluppo), per seguire due importanti iniziative centrate sull’inclusione sociale e nel lavoro delle donne con disabilità palestinesi.
Quell’iniziativa – seguita su queste stesse pagine – contiene molti indizi interessanti per far capire come lavora DPI Italia. C’è infatti il protagonismo delle persone con disabilità nella gestione delle questioni che le riguardano direttamente, un protagonismo che trova il suo corollario nella spinta verso l’autodeterminazione; c’è l’attenzione ai diritti umani delle persone con disabilità; c’è l’internazionalità, quell’idea per cui confini e limiti (fisici e non) sono fatti per essere superati; c’è l’attenzione al genere già presente anche in altri progetti realizzati dall’organizzazione negli anni passati, progetti che hanno portato madri e figlie con disabilità a confrontarsi, che hanno trattato di violenza e anche di assistenza personale.
Ebbene, il 18 marzo il Consiglio Direttivo di DPI Italia ha deliberato la ratifica del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, confermando dunque in modo chiaro quel protagonismo e quell’attenzione al genere di cui si è detto.

Fonte: superando.it