La Camera ha “scoperto” la discriminazione multipla delle donne con disabilità

Il 15 ottobre scorso laCamera dei Deputatisembra finalmente essersi resa conto delle difficoltà che incontrano le donne con disabilità nell’incarnare simultaneamente nella propria persona due caratteristiche che le espongono a discriminazione.
Quella vissuta dalle donne con disabilità, infatti, non è una “semplice” discriminazione, bensì una discriminazione “multipla”, nella quale le variabili del genere e della disabilità, intersecandosi, finiscono col produrre dinamiche di esclusione che si alimentano vicendevolmente.
Studio, lavoro, opportunità economiche, mobilità, autonomia, assistenza, rappresentazione mediatica, pari riconoscimento davanti alla legge, possibilità di partecipare alla vita politica, esposizione alla violenza di genere, condizioni abitative, accesso ai servizi sanitari, sessualità, genitorialità, esercizio del controllo in molti ambiti della propria vita… sono davvero tante le aree con le quali queste donne sono chiamate a fare i conti.
Il 15 ottobre, dunque, alla Camera dei Deputati sono state discusse e approvate all’unanimità quattro differenti Mozioni presentate da diversi schieramenti, e finalizzate acontrastare la discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità.
Le indichiamo in ordine di numerazione: Mozione 1-00243 (Lisa Noja e altri/e); Mozione 1-00262 (Francesco Lollobrigida e altri/e); Mozione 1-00263 (Giuseppina “Giusy” Versace e altri/e); Mozione 1-00264 (Alessandra Locatelli e altri/e).

Non si tratta, a dire il vero, di un fulmine a ciel sereno. Si può dire infatti che tutto ebbe inizio l’11 dicembre dello scorso anno, quando, a Roma, nella prestigiosa sede del Senato, si tenne l’incontro pubblico intitolato Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!,promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Un evento al quale parteciparono anche diverse Senatrici e Deputate, tra le quali, appunto, Lisa Noja, che già in quell’occasione, sollecitata dalle argomentazioni esposte, uscì dall’incontro determinata a portare il tema della violenza e della discriminazione multipla nei confronti delle donne con disabilità all’attenzione del Parlamento. Un impegno che ha mantenuto.

Tutte le Mozioni sono introdotte da premesse che richiamano la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09) e diversi altri atti, studi, deliberazioni di rilievo; tutte mettono in luce le dimensioni (drammatiche), la pervasività e le caratteristiche della discriminazione multipla; tutte prestano un’attenzione particolare al tema della violenza di genere (le donne con disabilità vi sono esposte in una percentuale da due a cinque volte superiore rispetto alle donne non disabili); tutte impegnano il Governo con una serie di proposte che è importante esaminare nel dettaglio.
Dopo la votazione della prima Mozione depositata, quella di Lisa Noja e altri, le altre sono state poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti. Vediamole disaggregate per temi.

Impegno di carattere generale di contrasto alla discriminazione multipla
È contenuto nella Mozione Noja, nella Mozione Versace e nella Mozione Locatelli.
La prima impegna il Governo a tenere sempre in considerazione la discriminazione multipla cui sono soggette le minori e le donne con disabilità e la gravità delle conseguenze che essa comporta per le loro vite e, conseguentemente, ad assicurare che siano sempre integrate – nella realizzazione delle politiche pubbliche – azioni e misure in tema di parità di genere nonché quelle inerenti alla disabilità.
La seconda propone di avviare tutte le iniziative utili volte a promuovere realmente e concretamente la non discriminazione nei confronti delle donne con disabilità, anche attraverso l’utilizzo delle risorse e dei fondi dell’Unione Europea, e di considerare la variabile del genere nell’approccio alle tematiche legate alla disabilità.
La terza mira ad adottare iniziative per riconoscere adeguata tutela alle donne con disabilità, quale categoria soggetta a discriminazioni multiple e trasversali, predisponendo azioni finalizzate a rimuovere gli ostacoli e i limiti esterni che tuttora si frappongono ad una loro piena inclusione nel tessuto sociale, e ad integrare in maniera biunivoca le politiche pubbliche in tema di parità di genere con quelle relative alla protezione e all’inclusione sociale delle persone con disabilità.

continua l’articolo su: superando.it